Chi ha ragione?

alle radici dell’incomunicabilità per favorire il dialogo in questo momento delicato

Sembra che la gente in Italia sia divisa in due gruppi che, pur coesistendo, è come vivessero all’interno di due realtà diverse.
In una di queste c’è una ritrovata spensieratezza nel poter fare le cose, stare insieme, frequentare ristoranti, cinema e musei, nell’altra c’è un crescente disagio per la presenza di limitazioni sentite come discriminatorie.
Se gli uni vedono il cielo azzurro, gli altri, pur sotto lo stesso cielo, lo vedono grigio.
Se gli uni vedono ripresa, gli altri vedono pericolo.

Stanno saltando le strade e i ponti tra questi due mondi, vicini ma sempre più distanti, al punto da non riuscire nemmeno a comprendere le ragioni dell’altro.
In alcuni casi ciò che è vero per uno, è palesemente falso e insensato per l’altro, e viceversa.

 

Chi ha ragione?

Esiste una realtà oggettiva, univoca, che possa fungere da terreno comune per costruire appunto, strade e ponti che consentano di comunicare?

La stessa scienza, in particolare la nuova fisica quantistica, ci ha aperto gli occhi rispetto a un fatto noto da migliaia d’anni da filosofie e religioni antiche:
“non esiste una realtà oggettiva, in quanto la realtà dipende da colui che la osserva”.
Ne consegue che la mia realtà non corrisponderà mai alla tua realtà perché io e te siamo diversi.
Ognuno in quanto osservatore accede solo ad un pezzo della realtà, realtà che rimane qualcosa di complesso, di variegato, alla cui comprensione possiamo solo tendere, unendo i tanti punti di vista esistenti.

Ognuno di noi prova emozioni e agisce nel mondo in base a ciò che crede vero e reale.

E cos’è che crediamo vero e reale?
Crediamo vero e reale ciò che abbiamo osservato in maniera diretta, oppure in maniera indiretta attraverso ciò che altri ci raccontano.

Quindi sono le informazioni che abbiamo a creare la nostra realtà.

Pensa a quando eri bambino.
Ti hanno detto che il 25 dicembre un simpatico vecchietto con la barba bianca avrebbe attraversato il cielo con una slitta guidata da renne e un sacco pieno di regali anche per te, e tu ci hai creduto, la cosa per te era plausibile e reale. Ci hai creduto anche quando i tuoi genitori ti hanno detto più volte che sei timida/o, o disordinata/o, o un bastian contrario.
Ciò che ti veniva detto da una parte era uno strumento per rappresentare il mondo che andavi conoscendo, e al contempo lo creava.
La comunicazione infatti ha questa duplice natura: rappresenta e crea la realtà.
Poi crescendo alcuni pezzi di realtà li hai lasciati andare per il sopraggiungere di altre informazioni che si sono sostituite, e che a loro volta stanno contribuendo a creare per te la realtà così come la vedi oggi.

Pensa per un attimo a questo scenario assurdo: cosa accadrebbe se tu credessi che al di fuori della tua Regione le persone non comprendessero più l’italiano, che camminare fa male e che i tuoi amici cospirano contro di te? Di certo questo ti influenzerebbe andando a creare un nuovo universo di senso attraverso cui interpretare ciò che ti accade e orientare le tue scelte.
Stiamo usando il verbo CREDERE.
Sì perché c’è un passaggio fondamentale: un conto è ciò che ti viene raccontato (informazione/comunicazione) e un conto è ciò a cui tu scegli di credere. In definitiva è questo ciò che influenza la creazione della tua Realtà, dei tuoi punti di vista.

Per fortuna, tu dirai, posso verificare io stesso se al di fuori della mia regione si parla ancora l’italiano, posso fare prove empiriche rispetto al camminare e trarre le mie conclusioni, e posso parlare con i miei amici e valutare io stesso evitando di credere a qualcosa che viene insinuato dall’esterno.

E questo è vero e meraviglioso. Costruire la tua realtà in base a quello che Tu sperimenti, alle evidenze che tu raccogli.
Al tempo stesso questo non è sempre possibile. Non possiamo verificare sempre tutto di prima mano, spesso non abbiamo il tempo e/o le competenze per farlo, e questo apre le porte al fenomeno dell’affidarsi agli esperti, a ciò che mi dicono su quell’argomento persone autorevoli in materia.
Il nostro sviluppo come esseri umani è senz’altro dipeso anche dalla possibilità di poterci affidare alle storie degli altri per poter costruire la nostra rappresentazione del reale. Questo ha costituito un enorme vantaggio in termini di risparmio di tempo ed energie e ha concorso ad allargare la possibilità di ognuno di noi di interfacciarsi con efficacia anche con fenomeni e situazioni che non aveva avuto occasione di conoscere prima in modo diretto.

 

Le informazioni che abbiamo creano la nostra realtà.

Facciamo un esempio: ti giunge notizia che a Roma di recente è successo qualcosa. C’è stata una manifestazione per richiedere il ritiro del Green Pass. Tu a Roma non ci sei stato e quindi guardi il TG o cerchi su internet per farti un’idea.
Cosa accadrebbe se l’unica “rappresentazione” a cui hai accesso di quella realtà fossero scene di violenza che riguardano alcuni manifestanti che attaccano la sede di un sindacato, opponendosi alle forze dell’ordine, causando alcuni feriti? Questo senza dubbi influenzerebbe le tue emozioni (paura), le tue deduzioni (i manifestanti sono violenti) e le tue prese di posizione (ed esempio “è giusto mettere misure più restrittive ai cortei”).
Cosa accadrebbe invece se la tua fonte di informazione fosse un tuo amico presente a Roma che ti invia un video di quella stessa giornata che ritrae una piazza di più di 50.000 persone che manifestano in modo pacifico e civile? O che ti mostrasse scene di atteggiamenti poco corretti da parte delle forze dell’ordine?
Anche questo influenzerebbe le tue emozioni, potresti ritrovarti da una parte sorpreso che così tanta gente si sia mobilitata e magari sentirti incuriosito ad approfondire le loro ragioni, o potresti sentirti disorientato da ciò che hai visto in quel video e ciò che invece hanno riportato i TG.

In questo esempio avrai forse riconosciuto gli eventi di Roma di questo 9 ottobre e la rappresentazione “ufficiale” che ne è stata data, che è una porzione – piccola – di quella realtà. Nei fatti ANCHE la seconda versione della storia è vera, che però trova testimonianza solo da video amatoriali a cui puoi avere accesso solo se segui anche canali di informazione indipendente, e che ti invitiamo a cercare.

Le informazioni che abbiamo creano la nostra realtà. Se ci hai seguite fin qui adesso hai compreso meglio il senso, l’importanza e le implicazioni di questa frase.

A questa segue una considerazione fondamentale: se le informazioni sono cruciali, quanto è importante l’informatore? L’informatore è colui che ti dà delle informazioni, è l’osservatore, il punto di vista che seleziona porzioni della realtà e te le riporta come vere e valide. L’informatore dovrebbe essere quell’esperto a cui ti affidi per conoscere il mondo e quindi operare le tue scelte. O, ancora meglio, chi informa dovrebbero essere una pluralità di esperti in modo che tu possa essere arricchito da diversi punti di vista per gestire e vedere meglio la complessità del reale.

 

Ti chiedi mai qual è la FONTE delle informazioni che ricevi?

Ti sei mai fatt* domande sulla qualità delle notizie che creano il tuo mondo?

Spesso questo non accade. La maggior parte di noi passa dall’essere un bambino che crede ai propri genitori, all’essere un adulto-bambino che crede ad altre fonti autorevoli socialmente riconosciute: la televisione, i giornali, il proprio capo, lo stato. E’ un passaggio naturale: cerchiamo sempre qualcuno di più “Grande” di noi che ci faccia da guida e da interprete della realtà complessa in cui siamo immersi.

Il rapporto del Censis (2021) sulla Comunicazione ha mostrato che il 75,5% degli italiani ha cercato informazioni nei TG o nelle trasmissioni televisive, sui giornali e alla radio, per orientarsi rispetto alla comprensione e gestione del fenomeno-Covid.
Ti è mai capitato di sentire persone argomentare la validità di un punto di vista dicendo “l’hanno detto al telegiornale, o “era scritto su Repubblica” o sul “Corriere della Sera”?

Diventare Adulti significa, tra le tante cose, oltre che cambiare la nostra idea su Babbo Natale e ad altri fatti che ci possono aver raccontato, svegliare il proprio senso critico.  Se da una parte è un passaggio naturale continuare a cercare qualcuno di “Grande” che ci informi e tuteli, a cui affidarci, un altro passaggio meno spontaneo ma  cruciale nella crescita è iniziare a farsi domande, analizzare il processo di creazione della propria realtà ad esempio iniziando a verificare le fonti delle proprie informazioni.

Se tu ti chiedessi chi c’è dietro alle maggiori emittenti televisive e testate giornalistiche italiane, scopriresti che ci sono poche grandi famiglie o gruppi di interesse.
Puoi approfondire tu stesso la verità di questa informazione, traendo da solo le tue conclusioni.

Quello che noi abbiamo osservato dall’inizio dell’avvento del Covid-19 in Italia è un’unica narrazione, sostenuta da TG, radio e giornali.
“Unica” potresti obiettare, perché è l’unica vera.
Forse.
Noi crediamo piuttosto che sia Unica perché gestita da pochi.

La democrazia si basa per definizione sull’ascolto di tutti, non solo di chi può urlare più forte perché ha i mezzi per farlo.

L’Italia si sta dividendo in gruppi che la pensano diversamente su svariati temi legati al Covid.
Ad esempio sull’effettiva pericolosità attuale del virus.
Sull’opportunità o meno di permettere e incentivare le cure domiciliari precoci.
Sul vaccino.
Sul Green Pass.
Eppure tutti vogliamo andare oltre a questo momento. Tutti vogliamo riconquistare benessere.

E allora Perché siamo divisi?

Se è vero che la realtà di ognuno si struttura a partire dalle informazioni che possiede, una risposta la si può trovare proprio nelle fonti di informazione a cui le persone attingono.
C’è chi continua ad ascoltare e a dare credito principalmente a quell’unica voce che definiamo mainstream (= quelli che possono urlare più forte) e chi, per le più svariate ragioni, ha iniziato ad ascoltare e considerare anche altro. Altri scienziati, altri economisti, altri medici, altri avvocati, altri esperti nelle materie in primo piano oggi e testimonianze dirette che però non trovano uno spazio decoroso all’interno di trasmissioni televisive, giornali o radio nazionali.

La scienza, tanto decantata oggi come fonte a cui affidarsi per le proprie scelte, è andata avanti nella storia grazie al dubbio, grazie alla presenza di punti di vista diversi, grazie a dibattiti di esperti che la vedevano in modo diverso e proprio grazie a questa diversità hanno arricchito di comprensione il problema che per definizione è qualcosa di complesso da dipanare.
La scienza non può diventare dogma e richiedere fede. La scienza dovrebbe essere incuriosita dal diverso, specie quando arriva da voci autorevoli in materia, che invece oggi vengono silenziate, escluse e screditate.

 

Se non la pensi come noi, non hai il diritto ad avere una voce.

E’ successo anche a noi.
Dopo l’ultima newsletter che abbiamo mandato in cui abbiamo espresso un’opinione sull’uso dis-etico della comunicazione che stiamo riscontrando oggi, un’importante associazione nazionale di categoria nostra cliente ha eliminato in qualche ora tutti i corsi di formazione in calendario con noi. Dopo 4 anni di collaborazione e voti altissimi nei questionari di gradimento dei partecipanti, la nostra opinione è stata giudicata incompatibile con l’essere docenti all’interno di quell’ente.

Siamo preoccupate di quello che sta accadendo in Italia, della creazione di fazioni, del dilagare dei giudizi e delle etichette, della separatezza.

Qui non c’entra che tu abbia scelto di vaccinarti o no, che tu abbia o no il certificato verde.
C’è qualcosa di più importante in ballo: la Libertà di scelta, la Libertà di opinione, Libertà che ci qualificano come esseri umani.

Se in questo momento per tue scelte personali non hai il green pass stai probabilmente toccando con mano alcune limitazioni importanti alla tua libertà.

Se in questo momento per le tue scelte personali hai il green pass probabilmente stai godendo di alcune ritrovate libertà di fare e andare dove vuoi.

E’ reale libertà questa?
Libertà di poter fare e andare solo sulla base di un certificato, sulla base di un’autorizzazione che viene data dall’alto, da scelte politiche unilaterali basate su considerazioni dubbie a livello scientifico?

Se senti l’impulso a confutare quest’ultima affermazione per quello che hai sempre sentito dire in tv e sui giornali ti invitiamo ad arricchire il tuo punto di vista anche da altre fonti autorevoli.
Infatti la cosa più saggia da fare come Adulto è essere disposto a mettere in dubbio le tue certezze, sapendo che la realtà oggettiva non esiste e le tue opinioni personali, qualunque esse siano, derivano dalle informazioni a cui hai attinto.

 

Alle radici dell’incomunicabilità

Se esiste una fetta della popolazione che la pensa in modo diverso da te, che è spaventata dalla diffusione del pass verde, non è per complottismo o negazionismo.
Credere questo è cadere in una delle più pericolose trappole in cui puoi cadere a livello relazionale: l’etichettare, il giudicare l’altro, intrappolarlo all’interno di una definizione sminuente e riduttiva rispetto alla realtà delle cose. Etichettare è come silenziare il tuo senso critico, spegnere la mente e alimentare a tua insaputa la diffidenza e la divisione verso altri esseri umani che, proprio come te, vogliono andare oltre a questo momento e tutelare valori come la salute e la libertà.
Chi ha dei dubbi li ha per ragioni concrete portate da fonti autorevoli che non trovano spazio nel mainstream.

L’incomunicabilità rimarrà tale fino a che non ritroveremo un terreno comune per confrontarci e la costruzione di quel terreno dipende dalla CONDIVISIONE DI INFORMAZIONI.

Quelle mainstream sono facilmente reperibili da tutti, mentre quelle “di sotto banco” spesso generano diffidenza per il timore di cadere in fake news o di ascoltare qualcuno che non ha titoli riconosciuti per dire ciò che ha da dire.

Se vuoi allenare la tua parte Adulta ad allargare il conosciuto, chiedi a quel tuo amico o amica che ha un’opinione diversa dalla tua di condividere con te le sue fonti di informazioni, e prenditi l’impegno di leggere, guardare e ascoltare con attenzione almeno alcuni contenuti, verificando le fonti.
Preparati anche a sentire disagio, perché, per un fenomeno psicologico chiamato “dissonanza cognitiva” ognuno di noi prova tensione e fastidio quando si trova in contatto con informazioni che disconfermano la propria idea di realtà preesistente.
Solo se riuscirai a vincere quel disagio, e a rimanere con la mente aperta, potrai arricchirti di nuove informazioni per poi decidere, con un sano spirito critico, quali tenere e quali lasciare andare.

Sii curios* di cosa sta succedendo in Europa, di come si stanno muovendo anche gli altri paesi rispetto a carte scelte, e usa queste informazioni per farti delle domande.

Cosa si può fare?

In questo momento storico sfidante ognuno di noi può contribuire a:

  • Tenere sveglio il proprio senso critico e continuare a farsi domande.
    Andare a fondo nelle informazioni che si ricevono e avere più informazioni sull’informatore.

    Fatti domande come:
    Chi mi sta dicendo questo?
    Cosa sta scegliendo di mostrami questa emittente televisiva (o giornale)?
    E’ tutta la verità?
    In che modo questa rappresentazione, crea?
    Cosa genera come emozioni e azioni?

    E’ in linea con ciò che nel profondo io sento come etico?

     

     

  •  Smettere di dare etichette e rimanere curioso del punto di vista dell’altro.

    Chiedere “perché la pensi in questo modo?” piuttosto che sentenziare Allora sei un no vax  o Non ti fidi della scienza! O anche sentenze come Ormai la tv ti ha fatto il lavaggio del cervello e con te non si può più parlare.


E’ un periodo complesso ricco di sfide complesse. Non esistono risposte univoche a problemi complessi.

Chi ha ragione, quindi?

Questa è una domanda tranello.
Tutti e nessuno.
Usciamo dalla trappola dell’avere ragione e dare torto, e nutriamoci di diversi punti di vista, consapevoli che tanto più ne possediamo tanto più ampia sarà la nostra visione.
Manteniamo il dialogo aperto!

M&M

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